• Alessia Galli della Loggia

L’importanza di chiamarsi CAI, e non più CID


Dopo un anno ricco di tamponi e scarso di tamponamenti, è giunto il momento di dedicare uno spazio agli automobilisti che si trovano coinvolti in un sinistro.


Sfatiamo il mito: si dice CID o CAI?

In questo mondo di acronimi è facile perdersi qualche cambiamento, come nel caso del conclamato CAI, Constatazione Amichevole d’Incidente, che viene ancora identificato con l’ormai decaduto CID, Convenzione Indennizzo Diretto. Tale dicitura infatti, pur essendo stata sostituita nel 2007, continua ad essere la più frequente nel gergo comune. Una volta capito come chiamarlo, però, bisogna anche capire come compilarlo.


I dati che servono per compilare il CAI

Il CAI è un accordo fra le parti in merito alla dinamica del sinistro, un documento ufficiale con valenza confessoria attraverso il quale le assicurazioni prendono atto delle responsabilità dei soggetti coinvolti.


La prima sezione del CAI è dedicata alla dinamica del sinistro:

  1. Data incidente

  2. Luogo

  3. Feriti (Sì - No)

  4. Danni maeriali

  5. Testimoni (cognome, nome, indirizzo, tel)

  6. Contraente/assicurato

  7. Veicolo (motore/rimorchio)

  8. Compagnia assicurazione (N. polizza/ certificato di assicurazione/agenzia)

  9. Conducente

  10. Punto d’urto

  11. Danni visibili

  12. Circostanze dell’incidente

  13. Grafico

  14. Osservazioni

  15. Firme



Nella seconda parte del CAI bisogna invece fornire le seguenti informazioni:

  • Targa

  • Testimoni

  • Proprietario

  • Feriti


Il Cai è obbligatorio?